"L'altro inquilino"

Garzanti Editore
Milano, 1999

Personaggi simpaticamente strambi, un intrico divertente e stralunato, una storia che parla di emozioni...

1.
Al ristorante comico «Alle Uova», dove la signora Alma Camiciattoli lavorava da sei anni ed un mese, tutte le sere capitava che il padrone del locale precipitasse in uno stato di «delirio alcolico». Le bottiglie di cocktail e distillato che beveva al ritmo di una ogni ora erano nascoste sotto un tavolo che si trovava ad un metro dalla porta aperta. Già dalle tre e mezzo del pomeriggio, nelle giornate ventose di dicembre o nell'insopportabile afa di luglio, l'uomo iniziava a centellinare un liquore fatto in casa osservando la gente attorno a sé con un'espressione accigliata e piena di disgusto. Le sue labbra violacee, talmente sottili ed allungate da sembrare una ferita non ancora ben chiusa, assumevano un'aria malaticcia e rimanevano umide fino a mezzanotte. La signora Alma, che era la vice caposala dell'esercizio, alle sette vedeva quest'uomo basso e magro camminare ondeggiando come su una zattera. Capiva che si trattava della «crisi alcolica» e cominciava ad agire di conseguenza.
...

Nella città di provincia in cui è ambientato questo romanzo, una di quelle cittadine dove la vita scorre placida e prevedibile, anche le imprevedibili follie di chi ci abita sembrano sottostare a precise leggi. Qui vivono personaggi simpaticamente strambi, pieni di tic e disturbi balzani, maniaci e nello stesso temp ingenui: il titolare della trattoria «Alle Uova», le cui furie e ubriacature sono devastanti quanto puntuali; il signor Glauco Camiciattoli, che sistema tutti gli oggetti del mondo prima sugli scaffali di un enorme mobile e poi nei suoi cruciverba grandi come tappeti; il giovane pediatra del quartiere, meticoloso nel compilare le schede dei malati ma affatto cieco di fronte alle più clamorose evidenze.
Anche l'amore, in questo universo dalle caratteristiche insolite, sembra seguire regole imprevedibili. Non fa eccezione il rapporto tra Maila, la timida figlia di Glauco, e il contabile della ditta dove la ragazza lavora: Arnoldo Albi è un uomo dall'età indefinibile, beve decine di litri d'acqua al giorno e sembra avere un passato piuttosto torbido. Ciò che lo rende misterioso però, e inquieta chi lo frequenta, sono i continui sbalzi d'umore e la valigia che porta sempre con sé.
Il caso del contabile ci accompagna in un mondo di apparenze quiete e realistiche, dietro le quali però si muovono correnti surreali, esplodono improvvise bizzarrie, si accendono lampi di pacato delirio. Ben presto questo intrico divertente e stralunato diventa la realtà con la quale dobbiamo fare i conti: ci accorgiamo che questa «commedia familiare», in certe parti comica e in altre malinconica, ci racconta le nostre emozioni.
(risvolto di copertina)